Speciale frutti tropicali II

 

frutta

Continua il mio piccolo inserto sui frutti tropicali, come promesso vi descrivo brevemente e vi racconto curiosità, trovate qua e là sull’avocado, il frutto della passione e l’achechengi. Prima di passare all’esotico vorrei ricordarvi che stanotte è tradizione mangiare, oltre alla nostra amata Lenticchia di Altamura, anche 12 chicchi di uva per avere fortuna tutto l’anno. L’uva è simbolo di vita, di resurrezione e quindi di immortalità, tanto che un tempo si lasciava essiccare sui tralicci o nei solai per consumarla nel periodo Natalizio. Oggigiorno la si trova abbondantemente presente sui mercati ortofrutticoli ma per la maggior parte proveniente dal Cile e dall’Egitto.
In ogni caso colgo occasione per auguravi una buona vigilia di Capodanno e che questo 2010 vi sia più prospero.

   L’avocado frutta della pianta sempreverde Persea americana è originario del Messico del sud e del Centro America. Gli Aztechi lo consideravano un afrodisiaco e gli diedero il nome ahuacatl, che significa testicoli, sia per la forma del frutto che per come pende dall’albero. Gli spagnoli non riuscendo a pronunciare correttamente la parola azteca lo chiamarono aguacate, modificatosi poi in abogado in spagnolo moderno, avocat in francese, avocado in inglese e così via. Hemingway lo definì “un cibo che non ha rivali tra i frutti, il vero frutto del paradiso”. Infatti rispetto agli altri frutti freschi ha la particolarità di essere molto ricco di grassi e piuttosto povero di carboidrati. A differenza di quasi tutti gli altri frutti, il suo metabolismo porta principalmente alla produzione di grassi e non di zuccheri. In 100 grammi di un avocado maturo ci sono mediamente 8 grammi di carboidrati e 10-20 grammi di grassi, ma la percentuale di grassi, principalmente monoinsaturi, può arrivare anche al 30 per cento a seconda della varietà. Per questo motivo veniva utilizzato su molte navi nel ‘700 come sostituto del burro, spalmato sulle gallette, e venne così soprannominato “il burro del marinaio”.
La qualità dei grassi presenti lo rende simile all’olio di oliva, avendo il 75% di grassi monoinsaturi, il 15% di grassi saturi e il 10% di poliinsaturi (omega 6). Contiene anche varie sostanze benefiche, come carotenoidi, tocoferolo e beta-sitosterolo .
Esistono tre varietà: la Antillana, la Messicana e la Guatemalteca. Le due principali sono la varietà Fuerte e la Hass. La differenza fondamentale tra le due varietà risiede nella grandezza e nella buccia quando il frutto è maturo. La Fuerte di grosso calibro, di forma allungata simile ad una pera, mantiene la buccia verde ed è la varietà a cui siamo abituati perché è stata la prima ad essere stata introdotta in Italia negli anni 80, mentre l’Hass di calibro più piccolo varietà più pregiata e dalla buccia corrugata, diventa viola scuro o addirittura nera a maturazione avvenuta, la cui polpa è più buona soda e saporita.
Occhio all’acquisto, un avocado è pronto quando è leggermente morbido alla pressione delle dita, cioè quando la polpa cede senza lasciare un solco, se lascia solchi è troppo maturo non acquistatelo, se è troppo duro bisogna farlo maturare e va bene riporlo in sacchetti di carta con mele.

 

Il Frutto della passione e’ il frutto di una pianta erbacea rampicante Passiflora edulins che raggiunge anche i 10 metri d’altezza. Il nome gli fu dato dai missionari spagnoli che, vedendo i grandi e splendidi fiori bianchi dal centro rosa o viola per la prima volta, gli riconobbero nella forma i simboli della passione di Cristo: nei tre steli si vedono infatti i chiodi della crocifissione, mentre gli stami rappresentano le piaghe di Gesu’, circondati dalla corona di spine; il ricettacolo sarebbe il calice ed i petali le vesti del Signore. Di questo frutto ne esistono due varieta’: la “Granadilla”, dalla buccia color giallo-arancio brillante, e la “Maracuja”, dalla buccia color rosso-violetto.
La polpa e ricca di semi ha un sapore leggermente acidulo ma è un vero e proprio concentrato di energia: e’ ricco di zuccheri, vitamina A (molto utile per la vista), B, C ed E; di sali minerali quali il ferro, il fosforo e soprattutto il potassio (un solo frutto contiene in media quello di due-tre banane). E’ percio’ ottimo per chi soffre di ritenzione idrica e di gastrite e colite, ed e’ utile a prevenire le malattie cardiovascolari, l’esaurimento nervoso e alcuni tipi di tumori; possiede anche proprieta’ antiossidanti. Le tribu’ indigene del Rio delle Amazzoni lo usano come sedativo ed antidolorifico, ha un elevato tenore calorico 100 g. di polpa forniscono circa 90 kcalorie.
Le varietà australiane rispetto a quelle sud-americane e brasiliane sono più delicate e meno acidule.
Occhio all’acquisto: la polpa deve essere profumata, la buccia appena cedevole al tatto rugosa segno che il frutto è maturo

 

 Alchechengi o lanterne cinesi, è frutto di una pianta perenne Physalis alkekengi diffusa in tutti i continenti. Sulle sue origini ci sono diverse ipotesi alcuni menzionano l’America del sud altri la Cina o il Giappone, ma fatto sta che sono denominate anche lanterne cinesi in quanto il frutto, che è una bacca, è racchiuso in calici cartacei non commestibili. L’alchechengi appartiene alla famiglia delle Solanacee, tanto per intenderci a quella dei pomodori, peperoni, delle melanzane. Quanto alle sue proprietà nutritive è ricca di vitamina C, ne contiene il doppio del limone, ricca di tannini grazie ai quali ha proprietà diuretiche e depurative impiegate soprattutto contro la ritenzione urinaria, nel caso di nefriti, gotta, calcoli renali e vescicali e comunque in tutte le forme cui è interessato l’apparato urinario; astringente in caso di diarrea. Nel scegliere i frutti essi devono essere sodi, sani e di colore uniforme, si trovano in commercio con il calice il quale dovrà essere friabile, segno che il frutto è maturo.
Comunque gli alchechengi sono noti e abbinati al cioccolato fondente, questo perché hanno un sapore abbastanza agrumato che vi si sposa magnificamente.

 

Auguri di cuore da tutto lo staff di Agrogreen Service!

 Via |: rivista giardinaggio; bressanini-le scienze

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