Giardiniere, così come amava definirsi Page Russell e come oggi si definiscono Patrick Blanc e Gilles Clement; forse sto esagerando quindi sarebbe meglio definirmi AGRONOMO
Sono partite le iscrizioni per partecipare al concorso “Oscar Green”, promosso da Coldiretti Giovani Impresa. Il termine ultimo è fissato al prossimo 5 aprile, e tutte le informazioni sono disponibili all’indirizzo www.oscargreen.it.
Firma l’innovazione è lo slogan che accompagna l’Oscar Green 2010 e il premio si divide in sei categorie che riflettono la multifunzionalità dell’impresa agricola e la sua capacità di affacciarsi a mercati innovativi. Queste le sei categorie: “Stile e cultura di impresa”, “Sostieni il clima”, “Sviluppo locale”, “Esportare il territorio”, “Campagna Amica”, “Oltre la filiera”.
Il Premio Oscar Green premia, quindi, l’originalità di un progetto e chi decide di scommetterci. Questo è quello che durante il Bollenti Spiriti Bar Camp, lo stesso Donato Fanelli delegato Nazionale dei Giovani di Coldiretti e vice Presidente del Consiglio dei giovani agricoltori europei (Ceja) ha espresso a tutti i presenti e a coloro che hanno voluto scommetere, realizzando un progetto innovativo nel settore agricolo.
E come ben detto sulla Home Page del sito di Coldiretti:
“Aderisci all’iniziativa e la tua realtà sarà accompagnata in una dimensione positiva, sostenuta da chi lavora e ottiene risultati concreti, per restituire al tuo impegno nuovo ossigeno, perchè il domani sia un’opportunità e la tua ambizione una passione da coltivare.”
I legumi panacea dei popoli, alimenti poveri di grassi ma ricchi di proteine, carboidrati e fibre e che donano un piacevole e sano senso di sazietà, ricchi di calcio, di vitamine (vitamina B1) e sali minerali come ferro e potassio.
NFI – Nutrition Foundation of Italy – Centro Studi dell’Alimentazione – segnala studi scientifici che confermano gli effetti benefici dei legumi. Infatti in questi studi viene messa in evidenza l’importante funzione di controllo sui livelli di colesterolo del sangue e la potenziale riduzione del rischio cardiovascolare.
L’effetto ipocolesterolemizzante dei legumi trova conferma nelle conclusioni di un articolo, pubblicato su “Nutrition Metabolism and Cardiovascular Diseases”, per il quale sono stati esaminati i dati ottenuti da 10 studi clinici randomizzati, condotti con l’obiettivo di valutare la relazione fra il consumo di legumi e il profilo lipidico, su un totale di 270 pazienti.
Non potevamno esimerci dal pubblicare sul nostro blog lo spot del Bollenti Spiriti Camp, anche perchè tutti i ragazzi dello Staff se lo meritano e forse qualcosa in più.
Buon lavoro e ci vediamo il 6 ed il 7 febbraio 2010 a Bari presso i Padiglioni 18 e 20 della Fiera del Levante.
Come al solito l’erba del vicino è sempre più verde e le idee del vicino ancor di più. Questa è stata la prima considerazione che ho fatto quando ho letto un articolo che parlava di uno studio portato avanti dal Dr. Mark Goddard dell’Università di Leeds.
Infatti per incoraggiare la biodiversità urbana, non solo delle specie vegetali ma anche di quelle animali, si è notato che la coordinazione tra proprietari di ville e villette ma anche tra i giardinieri che le gestivano avrebbe permesso di creare una connessione fra i diversi giardini e parchi per la sopravvivenza di uccelli, mammiferi ed insetti.
Attraverso queste indagini si è notato che gli spazi verdi urbani sono rifugio di un notevole numero di specie ed a Leeds le zone caratterizzate da giardini privati occupano quasi il 30% della superficie urbana totale. Quindi una gestione dei giardini coordinata ed una continuità degli stessi attraverso l’utilizzo di specie o di impianti che permettano agli animali di avere una continuità di habitat, permetterebbe di preservare la biodiversità negli ambienti urbani.
Ricominciamo… ritorna il momento di seminare e come sempre è tanta l’aspettativa che si ripone in questo piccolo seme che ormai è diventato un punto di forza per alcuni agricoltori che ci credono, per alcuni tecnici e per i cultori dei prodotti di qualità.
Aspettando la raccolta un grosso augurio a tutti i produttori di “Lenticchia di Altamura“.
Anche le piante, e su questo non avevo dubbi, avvertono i cambiamenti climatici e reagiscono di conseguenza.
Questa è la sorprendente scoperta di alcuni scienziati che attraverso degli studi effettuati su Arabidopsis thaliana hanno notato che a cambiamenti di temperatura corrispondeva una attivazione o disattivazione di determinati geni, il tutto grazie ad una proteina.
Una importante scoperta che potrebbe risultare utile anche in agricoltura, infatti si prospetta che nei prossimi 100 anni si avrà un aumento di produzione di circa il 70% e questa scoperta potrebbe essere un buon punto di partenza per evitare le problematiche legate ai cambiamenti climatici in corso.
Non mi sorprenderi, a questo punto, se un giorno di questi una pianta di lenticchia mi rimproverasse per l’eccessivo interessamento che negli ultimi mesi nutro per lei, si sa come sono fatte le donne.
Una ricerca condotta da alcuni ricercatori dell’Università di Washington e da alcuni colleghi della Chiang Mai University in Thailandia ha mostrato quanto utile può essere un’agricoltura di tipo tradizionale nell’influenzare la diversità genetica nella coltivazione del riso.
Infatti attraverso indagini genetiche si è potuto dimostrare che le coltivazioni di riso portate avanti da alcuni agricoltori nelle zone collinari e precisamente i Karen, attraverso tecniche sostenibili, hanno permesso di preservare dall’estinzione antiche varietà di riso, diversamente dalle zone di pianura in cui un’agricoltura estensiva ha causato una omologazione della coltura con perdita della biodiversità.
Ad oggi le colture per alimentazione umana vengono geneticamente ottimizzate per permettere coltivazioni intensive attraverso tecniche di ibridazione che da un lato, permettono elevate produzioni necessarie per soddisfare le richieste alimentari, ma d’altro canto risultano statiche dal punto di vista genetico. Al contrario le coltivazioni portate avanti con tecniche ancestrali permettono di avere colture geneticamente dinamiche che vengono naturalmente selezionate in base alla condizioni climatiche locali.
Nuove scuole di pensiero nel campo del marketing stanno sviluppandosi negli ultimi tempi e tra questa quella che più mi ha incuriosito è stata quella creata da un gruppo di ricercatori italo-francesi che propone uno stile di Marketing Nostrum, basato sul bagaglio valoriale dei paesi Mediterranei.
Infatti mentre il Marketing anglosassone risponde essenzialmente a una richiesta di individualizzazione e personalizzazione da parte dei consumatori, l’approccio mediterraneo cerca di ristabilire un legame sociale arcaico e comunitario. Secondo questi studiosi la tendenza del consumo postmoderno è quella di andare verso una sorta di “ri-radicamento” al territorio, attraverso la ricerca di radici e legami sociali.
Per quanto riguarda il settore agricolo locale considero che le possibilità dell’utilizzo di un marketing mediterraneo siano più che giustificate ed appropriate e mi riferisco in particolare alla “Lenticchia di Altamura” che forse a ragione di molti è stato il primo prodotto a rendere famosa la nostra città e a dare lavoro e reddito in periodi difficili. Prima che del Pane Dop di Altamura, prima del Settore del mobile imbottito, ogni famiglia di Altamura e non solo aveva un legame con tale coltura, da chi la coltivava a chi la lavorava fino a colui che la commercializzava ogni famiglia aveva almeno una persona che traeva reddito e da questa produzione.
Pochi giorni fa, durante una discussione con alcuni amici, mi è stato chiesto in cosa consistesse il Green Marketing e perchè nel nostro progetto la “Lenticchia di Altamura” era considerata un prodotto con cui ben si abbinava questo nuovo modo di fare marketing.
La spiegazione è stata naturale per una serie di motivi alcuni prettamente scientifici altri culturali e/o colturali. Infatti la lenticchia essendo una Leguminosa naturalmente fissa l’azoto atmosferico per poi cederlo al terreno una volta che il ciclo colturale è terminato, permettendo basse richieste di input chimici non solo per la sua coltivazione ma anche per la successiva coltura. Altro punto a suo favore è la tipicità territoriale del prodotto, coltivato in una zona di pregio o in zone limitrofe al Parco Nazionale dell’AltaMurgia.
Dal punto di vista morfologico essendo più verde delle altre tipologie di lenticchia commercializzate ha un non so che di Green nel suo corredo. Per finire, dal punto di vista organolettico, con il panel test da noi messo a punto si sono notate delle differenze, che dovranno essere indagate maggiormente, ma che sono già un buon punto di partenza.
Quindi visto che il Capodanno si avvicina, perchè non preparare un bel piatto di “Lenticchia di Altamura” Green per un beneaugurante inizio dell’anno? A voi la scelta.