
LA STORIA
La Lenticchia, di biblica memoria, doveva essere un tempo molto più apprezzata di quanto non lo sia attualmente, tanto che Esaù non esitò a cedere tutti i diritti della primogenitura in cambio di un fragrante piatto di detto legume. Come si può dedurre dalla tradizione, era ben conosciuto e coltivato dai tempi più remoti della storia dell’umanità: nell’Antico Testamento la lenticchia è menzionata più volte col nome di “adaschum”.
Carne dei poveri o sposa prediletta del riso, veniva definita dall’antica tradizione popolare, perché legume ricco di proteine ad elevato valore biologico e di altri minerali (ferro, fosforo, ecc.) che lo rendono anche buon tonico del sistema nervoso.
Rispolverando qualche vecchia pubblicazione sull’argomento spesso vengono messe in evidenza le prerogative di un così salutare e ricco alimento, la “Lenticchia di Altamura”, ponendo nella dovuta evidenza i benemeriti pugliesi che contribuirono allo sviluppo ed alla affermazione di questo prodotto anche nei mercati esteri.
Prima di tale valorizzazione la coltura del prodotto in oggetto, era circoscritta in limitate aree della Puglia, della Sicilia e dell’Abruzzo e la produzione risultava appena sufficiente a soddisfare il consumo locale delle predette zone. Non era possibile allargarne gli sbocchi, nemmeno sul mercato nazionale, per la grave infestazione da “tonchio” Bruchus spp. che, come è noto, in breve volgere di tempo ne divora quasi tutte le parti edibili lasciando, il più delle volte, la sola epidermide. Inoltre, i mercati esteri, tutelati da rigorosi provvedimenti protettivi di carattere fitosanitari, erano addirittura chiusi a questa tipica produzione meridionale.
Di tale situazione si avvantaggiava la Russia la quale, trovandosi per ragioni climatiche nella privilegiata condizione di produrre lenticchie naturalmente immuni dal “tonchio” era la fornitrice preferita di tutti i mercati mondiali di assorbimento. Per incrementare e valorizzare la produzione si rendevano, quindi, indispensabili interventi innovativi e con mezzi idonei. Tutto ciò fu praticato con scrupolosità, avvedutezza e pieno successo. Si deve a queste precise e moderne tecniche di lavorazione e commercializzazione, letteralmente inventate dai nostri pionieristici imprenditori, se la “Lenticchia di Altamura”, nei noti standard: Gigantissima – Gigante – Media – Mignon, si affermò in breve tempo non solo sui mercati interni, ma anche su quelli internazionali.
In tempi di autarchia, la valorizzazione e l’esportazione di questo prodotto su importanti mercati mondiali, come Usa, Canada, Germania, Sud Africa, Australia, Francia, Svizzera, apportò benefici effetti anche sulla bilancia commerciale.
I prezzi abbastanza remunerativi realizzati dagli agricoltori, a seguito della sua valorizzazione, stimolarono fortemente l’aumento della produzione annuale. Inoltre i cascami ed i sottoprodotti derivanti dalla suddetta lavorazione, ridotte in farinette, per la loro composizione chimica ed organolettica costituiscono un ottimo mangime naturale per il bestiame (ovini, bovini, equini, suini, caprini).
Si era creato un circuito virtuoso: agricoltura, industria, commercio, agricoltura.
Si stimava una estensione coltivata a lenticchie di ha 6000/7000 con una produzione annua di 70000/80000 qli circa.
IL DECLINO
Dagli anni settanta la produzione di questa leguminosa andò progressivamente diminuendo fino a ridursi a pochi quintali di produzione da parte di qualche volenteroso agricoltore per cui oggi, da esportatori in tutto il mondo, siamo diventati importatori con qualche produzione di nicchia in Umbria .
Le cause di questo declino sono da ricercarsi nella mancata meccanizzazione della coltivazione che veniva effettuata quasi esclusivamente a mano non più proponibile negli anni del boom economico, l’uso e abuso di diserbanti ed anticrittogamici nella coltivazione del grano che creavano problemi alla coltivazione della lenticchia, l’utilizzo esasperato delle tecniche del reingrano a causa degli incentivi alla produzione del grano duro e ultima ma non meno importante la fuga della manodopera dalle campagne.
LA RINASCITA

All’interno della Masseria Redenta, che faceva parte di un più rilevante complesso aziendale creato dal Sig. Michele Stasolla che sin dagli anni ’30, si profuse in un’opera di valorizzazione del territorio murgiano e dei suoi prodotti, in primis la “Lenticchia di Altamura”, il Prof. Franco Stasolla ha voluto istituire il Centro Studi “Lino, Lana, Lenticchia”, con chiaro riferimento agli antichi prodotti tipici del territorio Murgiano e con finalità di coniugare in maniera virtuosa sviluppo del territorio e tutela dell’ambiente.
La Masseria Redenta faceva parte infatti di un’insieme di sei poderi costruiti intorno ad un nucleo centrale, il “Centro Aziendale Curtaniello”a conduzione diretta, mentre i poderi erano condotti a mezzadria. Detti poderi erano il risultato di una profonda opera di bonifica e valorizzazione del territorio con la messa a coltura di zone suscettibili di trasformazione, i cosiddetti “canali della Murgia”, attraverso il dissodamento, cioè l’estrazione delle pietre ed il loro riutilizzo allo stato naturale per la costruzione delle case coloniche, delle stalle, dei fienili e dei casoni.
IL MARCHIO COLLETTIVO
Il Centro Studi “Lino, Lana, Lenticchia” dopo aver ottenuto l’iscrizione nell’Albo Nazionale dei Prodotti Tipici, ha depositato presso l’Ufficio Italiano Brevetti il Marchio Collettivo “Lenticchia di Altamura” con il Regolamento d’uso ed il Disciplinare di produzione, redatti in collaborazione del Comitato Tecnico -Scientifico del Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali della Facoltà di Agraria della Università degli Studi di Bari, coordinato dal Prof. Vittorio Marzi, Presidente della Sezione “Sud-Est” dell’Accademia dei Georgofilidai e dai ricercatori Luigi Tedone e Mariano Fracchiolla. Questo è stato il primo passo per riportare in auge un prodotto tipico locale, caduto nel dimenticatoio. La “Lenticchia di Altamura” ben può definirsi la Regina dei prodotti della Dieta Mediterranea, per i quali è stata richiesta, di recente, la tutela dell’UNESCO come Patrimonio della Umanità. Il Marchio Collettivo, non ha funzione di commercializzare un determinato prodotto di un determinato imprenditore o gruppo di imprenditori, bensì di garantire la natura, l’origine, la qualità di un prodotto e del quale possono far uso tutti gli imprenditori che rispettino il Disciplinare di produzione. Pertanto con il Marchio Collettivo “Lenticchia di Altamura” si vogliono tutelare innanzitutto i Consumatori che, acquistando la lenticchia contraddistinta da tale Marchio, sanno che è la caratteristica Lenticchia Verde Gigante prodotta nei territori di Altamura, Cassano delle Murge, Corato, Gravina in Puglia, Minervino, Poggiorsini, Ruvo di Puglia, Santeramo in Colle e Spinazzola, secondo precise norme riportate nel disciplinare di produzione, che si richiamano per quanto possibile, alle antiche tecniche di produzione.


Interessante!
Bravi ragazzi…continuate su qsta strada!
Grazie Antonio speriamo che la collaborazione e la passione che caratterizza noi giovani ci permetta di continuare sempre di più e sempre in meglio.
A presto
La vostra iniziativa è eccezionale.Bisogna continuare per affernare i nostri prodotti agricoli,spesso sottovalutati dai consumatori.
Grazie Emanuele per il sostegno. Noi ci abbiamo messo tutto quello che potevamo con passione e perseveranza. Alcuni prodotti dimenticati non solo dai consumatori, ma anche dagli agricoltori meriterebbero un occhio di riguardo anche perchè ci hanno permesso di diventare quello che siamo. Grazie di nuovo e buon lavoro anche a te.
Bella iniziativa!Potrebbe essere una buona alternativa! Ma poi dove conferite la produzione? Esistono grossisti/acquirenti in Puglia?p.s.qualche indirizzo sarebbe utile
Grazie e buon lavoro!
Grazie Oreste per i complimenti. Noi siamo solo un gruppo di tecnici con un’immensa passione per la nostra terra. Purtroppo non siamo Produttori e ad oggi non si è riusciti ancora ad unire la produzione che risulta frammentata e disomogenea. Comunque sei hai bisogno di informazioni e/o contatti puoi scriverci in privato sulla nostra mail.
Nel frattempo ti ringraziamo e ti salutiamo e buon lavoro anche a te!